“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
L’icona originale di riferimento proviene dall’ambito monastico copto-egiziano (VII secolo) ed è ora conservata a Parigi (Museo del Louvre).
Il monaco copto abba Mena (o Menna) è santo nazionale in Egitto: vissuto nel III secolo, è venerato come martire e taumaturgo. Qui è raffigurato mentre Cristo gli posa un braccio intorno alla spalla. Entrambi sono vestiti all’antica; Mena con una mano tiene un rotolo, simbolo della Parola annunciata, mentre con la destra ha un gesto di benedizione. Cristo tiene il libro del Vangelo.
A fianco di Gesù, da una parte il monogramma di Cristo, il Chrismon, formato dall’unione delle due lettere greche Chi (X) e Ro (P), dall’altra la scritta greca ΨΩTΗP (PSOTER), Salvatore. A fianco di Mena, la scritta, sempre in greco: AΠA MΗNA ΠPOEICTOC (APA MENA PROEISTOS). Il primo termine corrisponde all’aramaico abba e significa padre, nome con il quale nei primi secoli venivano chiamati i monaci, in particolare i più anziani e venerabili; il secondo termine (tradotto in praepositus) corrisponde all’archimandrita greco e all’abate latino.
Gesù, qui raffigurato come Salvatore, Re e Maestro, appoggia familiarmente il braccio sulla spalla di Mena. È un gesto che ci parla di accompagnamento, sostegno e fiducia. Questa icona è stata soprannominata “dell’amicizia” perché ognuno può immedesimarsi nel santo che Gesù guida e sostiene nel suo cammino con la sua presenza e amicizia.