“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona è stata scritta per il Monastero delle Clarisse di Pistoia. L’originale modello di riferimento è un’opera dell’iconografo russo Dionisji (1500).
Nella Chiesa ortodossa, il Vangelo di Giovanni (20, 24-29), soggetto dell’icona, viene letto la seconda domenica dopo Pasqua. Il vero titolo dell’icona, in lingua slava si può tradurre così: Prova del costato del Signore o Tommaso prova il costato del Signore.
Più che il dubbio di Tommaso, l’icona però esprime la confessione – professione di fede dell’apostolo, una delle più belle di tutto il Nuovo Testamento: “Mio Signore e mio Dio”. È la fede pasquale nel Signore risorto; per questo, anche in Occidente, viene ricordata nella domenica più vicina alla festa di Pasqua.