“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona riproduce una miniatura tratta dal Menologio di Basilio II (fine X secolo).
Le fonti principali d’ispirazione per l’iconografia della Natività di Cristo sono innanzitutto i Vangeli di Luca e di Matteo e, in secondo luogo, la letteratura apocrifa.
Le prime rappresentazioni della Natività, risalenti al IV secolo, pressappoco all’epoca dell’instaurazione della festa liturgica, sono molto essenziali; nel corso dei secoli, parallelamente allo sviluppo della liturgia e della riflessione teologica, queste composizioni si arricchiranno sempre più di particolari e significati simbolici fino ad arrivare allo schema canonico dell’icona, alquanto articolato, che si fisserà intorno al XII - XIII secolo.
La composizione canonica dell’icona della Natività vede la Madre di Dio al centro, davanti alla grotta in cui si trova la mangiatoia con il Bambino e gli animali. Nella parte alta, al centro, la stella e gli angeli adoranti; ai lati, alla nostra sinistra l’angelo che porta l’annuncio ai Magi, a destra quello che reca la buona notizia ai pastori. Nella parte bassa della composizione, da una parte Giuseppe da solo o insieme ad uno o più pastori e, dall’altra parte, la scena del bagno del Bambino (qui al centro della composizione).