“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Il soggetto dell’icona è l’evento narrato nel libro della Genesi (18, 1-16), nel quale tre misteriosi pellegrini fanno visita al patriarca Abramo presso il querceto di Mamre, annunciandogli la nascita del figlio Isacco.
Questa icona (Scuola di Jaroslav, XVI secolo) è posteriore alla famosa Trinità di Rublëv e costituisce il frutto maturo di un certo cammino dell’iconografia della Trinità che concentra il messaggio contenuto nel brano della Genesi, interpretato dalla tradizione cristiana in chiave cristologica e trinitaria.
L’icona dell’Ospitalità di Abramo ci parla di un incontro segnato da un’accoglienza reciproca. Mentre l’uomo, qui rappresentato nella figura di Abramo, accoglie Dio, nei tre misteriosi ospiti, in realtà scoprirà di essere stato visitato, accolto per primo da Dio e dai suoi doni di grazia.
Dio qui si rivela come Trinità, come relazione di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, espressa nella composizione attraverso la reciprocità degli sguardi e dei gesti.