“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona è stata scritta per il Monastero delle Clarisse di Pistoia. L’originale di cui è copia proviene dall’ordine delle feste della chiesa della Dormizione, famosa per i suoi affreschi. Di quest’ordine di feste, ne sono rimaste solo quattro, ora esposte al Museo del Cremlino di Novgorod.
Il soggetto della Risurrezione di Lazzaro, narrato solo dall’evangelista Giovanni (11,1-44), era conosciuto e rappresentato già nel II secolo: dalla raffigurazione semplice e classica delle catacombe passiamo ad un’immagine sempre più complessa che esprime il racconto evangelico fin nei suoi particolari.
Dal XII secolo, il Cristo tiene in mano un rotolo che rappresenta la Parola ma anche la profezia della sua risurrezione. Il gesto solenne di Cristo è un vero e proprio atto creativo, e prosegue quello di Pietro che invece è di domanda; la mano di Gesù è al centro della composizione e si sovrappone alla mano aperta del giudeo il quale constata l’evento prodigioso che sta accadendo e del quale è testimone.