“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Nato ad Osimo, nelle Marche, nel 1177 dalla nobile famiglia Guzzolini, studente di diritto e di teologia, Silvestro, contro il volere paterno, segue la propria vocazione: prima canonico della cattedrale nella sua città, poi eremita e infine monaco, fondatore di più di un cenobio, per i quali adottò la Regola di san Benedetto. Nacque così la famiglia dei Benedettini Silvestrini, ora diffusa in tutto il mondo. La vita di Silvestro, fatta di preghiera e digiuno, meditazione e predicazione, viene naturalmente toccata da eventi straordinari: prodigi, guarigioni e visioni lo accompagnano nel suo quotidiano senza che il santo spesso chieda di compierli o di riceverle.
L’icona contemporanea di san Silvestro fa riferimento principalmente a due fra le opere più antiche che lo raffigurano: la Tavoletta conservata all’Archivio di Montefano, datata alla fine del XV secolo, e il Polittico di Segna di Bonaventura (1330) conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, nel quale san Silvestro è raffigurato insieme a san Benedetto ai lati della Madre di Dio. L’icona presenta il santo nel suo abito monacale mentre tiene il libro della regola benedettina; con l‘altra mano ha un gesto che è di benedizione, ma con il quale anche indica la regola stessa, sottolineandone l’importanza per la vita del monaco. Nel dorso del libro è disegnata una croce, segno tanto amato da Silvestro con il quale, secondo quanto detto nella Vita, amava benedire situazioni e persone che incontrava.
La croce rimanda alla centralità, per la vita di Silvestro, e per quella di ogni monaco, della persona di Gesù Cristo, Signore Crocifisso e Risorto.
“Abbandonate le vanità del mondo e quasi dimenticando le cose di quaggiù, con tutto il pensiero e il desiderio si elevava ogni giorno a quelle più degne di essere amate, vale a dire alla dolcezza delle cose celesti. (Vitae Silvestri, 3)