“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
La Sacra famiglia tradizionalmente non possiede un’icona vera e propria ed è solo in età contemporanea, specie in Occidente, che vediamo l’originarsi di icone raffiguranti questo soggetto, purtroppo spesso non rispondenti al canone iconografico e teologico tramandato dalla Chiesa.
Queste immagini raffigurano solitamente Maria e Giuseppe abbracciati, con al centro Gesù. Nell’iconografia però, l’abbraccio tra un uomo e una donna significa l’unione intima degli sposi. Per questo motivo, mentre la tradizione giustamente ci tramanda icone che raffigurano l’abbraccio tra Gioacchino ed Anna, genitori della Madre di Dio, o quello tra Zaccaria ed Elisabetta, dai quali nacque Giovanni il Battista, lo stesso criterio compositivo non si può applicare a Giuseppe e Maria, in quanto teologicamente non ortodosso.
In questa icona, il cui modello compositivo è opera dell’iconografa contemporanea Paola Zuddas, Maria e Giuseppe, sebbene vicini, non sono abbracciati ma raffigurati mentre indicano nel Bambino Gesù, attraverso il gesto della mano che lo sostiene, il Salvatore dell’umanità.