“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona costituisce un unicum, in quanto riunisce nella stessa composizione, per desiderio del committente, i santi Alessandro di Bergamo ed Elisabetta d’Ungheria.
Sant’Alessandro, patrono della città di Bergamo, è un soldato vessillifero della legione tebea, vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo, che subì il martirio durante la persecuzione di Massimiano (303). Nell’icona è raffigurato dunque nelle vesti di soldato con corta tunica, calzari e clamide rossa. Con la mano destra tiene lo stendardo con la croce che contraddistingue la sua iconografia, con la sinistra porge alla santa la palma, simbolo di martirio.
Santa Elisabetta, vissuta nel XIII secolo, principessa ungherese e sposa di Ludovico IV, rimasta vedova entrò nel Terz’Ordine Francescano, di cui ora è patrona, dedicandosi a opere di carità. Attraverso l’abito, essenziale ma regale, il velo e il mantello si sono volute significare insieme sia la sua nobile origine sia la scelta della povertà, in favore in particolare degli ammalati. Le rose raccolte nel grembo e i pani nel cesto ai piedi della sua figura alludono al famoso miracolo dei pani per i poveri, nascosti dalla santa nel grembiule, che si tramutarono in rose.