“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Aquila e Priscilla (o Prisca) erano due coniugi giudeo-cristiani, molto cari all'apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo.
L'apostolo intuì le buone qualità dei due coniugi e l'utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite. Esercitando essi il medesimo mestiere di fabbricanti di tende, diedero a san Paolo la possibilità di lavorare e provvedersi il necessario senza essere di peso a nessuno.
Quando Paolo, terminata la sua missione a Corinto, volle fare ritorno in Siria, ebbe come compagni di viaggio Aquila e Priscilla fino ad Efeso, dove essi rimasero, offrendo la loro casa a servizio della comunità per le adunanze cultuali.
Ecco l'elogio che ne fa l'apostolo scrivendo da Corinto ai Romani nel 58 (nel frattempo, i due coniugi si erano trasferiti a Roma). Nella lunga serie di persone salutate nella lettera ai Romani (cap.16), Aquila e Priscilla sono i primi: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvare a me la vita, essi hanno rischiato la testa; a loro non solo io rendo grazie, ma anche tutte le Chiese dei gentili. Salutate anche la comunità che si aduna in casa loro".
Secondo la tradizione, morirono martiri, per decapitazione.