“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Le icone dei santi compatroni di Pesaro, Decenzio e Germano, sono state scritte per la Cattedrale. Secondo un’antica tradizione raccolta da Tommaso Diplovatazio nel suo “Chronicon Pisauri” scritto nei primi anni del 1500, i due fratelli Decenzio e Germano erano originari della Britannia. Convertiti alla fede cristiana nel 296 a Roma, giunsero a Pesaro dopo essersi miracolosamente liberati dal carcere in cui erano stati rinchiusi, perché cristiani, mentre stavano ritornando da Roma in patria. Ordinati entrambi ministri del Signore, uno vescovo e l’altro diacono, fecero opera di evangelizzazione così fruttuosa da scatenare l’odio dei pagani, che li uccisero a colpi di bastone nella notte del 28 ottobre 312. I corpi dei due santi martiri, gettati dagli uccisori in mare, vennero restituiti dalle onde e risospinti lungo il corso del Genica poco lontano dalla città di Pesaro, dove vennero ritrovati e sepolti da alcuni fedeli. Proprio su quel luogo venne costruita la prima basilica, l’attuale chiesa annessa al cimitero, che fu dedicata ai due santi fratelli che, insieme a san Terenzio vescovo, sono patroni della città.