“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona è frutto dell’osservazione e sintesi di modelli della tradizione iconografica sullo stesso soggetto che, in questo caso, è il sogno di san Giuseppe che precede la fuga in Egitto.
Nei Vangeli, il giusto Giuseppe appare come un uomo di poche parole, ma pronto ad ascoltare e a mettere in pratica la volontà di Dio, che gli viene comunicata attraverso il sogno. Di sogno in sogno, di rivelazione in rivelazione, Giuseppe è reso partecipe del progetto straordinario, e non di immediata comprensione, che lo coinvolge in rapporto a Gesù: Verbo di Dio che ora, attraverso Maria sua sposa, per opera dello Spirito Santo, si fa carne per la salvezza dell’uomo.
Nel vangelo di Matteo sono quattro i sogni nei quali Dio fa parte a Giuseppe del suo progetto: l’annuncio della maternità divina di Maria, la fuga in Egitto, il ritorno in Israele, la designazione di Nazaret come luogo nel quale la Santa Famiglia vivrà e dove Gesù crescerà in età, sapienza e grazia fino al giorno della sua manifestazione pubblica.