“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
La grande venerazione da sempre attribuita alla Madre di Dio trova espressione nella
variegata produzione iconografica che si può ricondurre ad alcuni fondamentali prototipi di origine bizantina. Uno di questi è l’icona della Vergine della Tenerezza di Vladimir, che è stata introdotta in Russia agli inizi del XII secolo, ed è così chiamata perché il principe Andrea Bogoljubskij la trasferì nella città di Vladimir nel 1155, nella nuova Cattedrale della Dormizione, dove acquisirà grande fama per le sue proprietà taumaturgiche.
Alla fine del XIV secolo, questa icona sarà portata solennemente a Mosca e ritenuta fautrice della salvezza della città e della sua liberazione dai Tatari (1480). Ora è conservata presso la Galleria Tret’jakov di Mosca. Diversamente dall’originale, e più in linea con la tradizione occidentale, qui la Madre di Dio non indossa il maphorion porpora, bensì blu: colore che rimanda alla dimensione celeste, al concetto di Maria – Regina del cielo.