“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.” (Luca 1, 42)
“Contempliamo la gloria di Dio riflessa su tutto il creato e sul volto del Figlio dell’Uomo l’eterna immagine del Padre.” (dalla Liturgia)
“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!» Il tuo volto, Signore, io cerco.” (Salmo 26)
“Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Genesi 28, 12)
“L’icona è dipinta sulla luce, in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo. È lo spazio della realtà autentica.” (P. Florenskji)
Questa icona è stata scritta nel Laboratorio san Damiano presso il Monastero S. Stefano delle Clarisse di Pistoia. L’icona di riferimento si trova nella Cattedrale della Dormizione, nel Cremlino di Mosca, e risale al XIV secolo. È detto della Chalké (o ‘Halkè) dal nome della porta del grande palazzo imperiale di Costantinopoli, sopra la quale l’icona originale era collocata. Distrutta nel 726 per ordine di Leone III l’Isaurico, come gesto iniziale della lotta iconoclasta, è stata ripristinata dall’imperatrice Irene per poi essere nuovamente tolta e sostituita da una croce.
La caratteristica del Cristo della Chalké, anche in mancanza dell’aureola, è la messa in evidenza della croce: color porpora, impreziosita da gemme e perle; viene così sottolineata l’idea del sacrificio legato ad essa e la pienezza della regalità e della santità che viene al Cristo attraverso la sua ‘glorificazione’ sulla croce.